1 marzo 2007 - Pubblico e commentatori neutrali legittimano invece l'isterica attenzione dei funzionari televisivi al mero dato quantitativo

Se le stime d’ascolto deludono non vuol dire che un Festival sia brutto

l’ossessivo criterio dell’Auditel

Alla fine di un incontro di calcio ci si chiede due cose sole. Chi ha vinto e chi ha perso. Chi ha vinto e chi ha perso, e se è stata una bella, mediocre o brutta partita. Nessuno giudica un incontro di calcio o una qualsiasi trasmissione sportiva dal numero degli spettatori stimati da un fornitore concordato con la concorrenza.

Eppure dopo il Festival di Sanremo, appena escono i dati sulle stime di ascolto, la gran parte dei commentatori accredita come giusto discrimine tra il bello e il brutto l'isteria dei dipendenti e dei funzionari della televisione di stato. Sulla quantità dell'ascolto stimato e sulla quota dei telespettatori che hanno scelto l'offerta della Rai sul totale delle Tv accese si gioca buona parte del fatturato del prossimo anno. E fatturato vuole dire bilancio, stipendi, assunzioni. Vite che cambiano.

Pippo Baudo: «Smettiamola di parlare di numeri»

Che all'interno dell'azienda ci sia questa preoccupazione, pare ovvio e naturale. Pare meno ovvio e per nulla naturale quando il fruttivendolo mi commenta le stime d'ascolto certificate anzichè la qualità dei brani. Passi quando si commenta l'esibizione, la coreografia, i vestiti. Passi quando si commentano gli ospiti scambiandoli per cantanti in gara. Passi quando nn ci si ricorda che ha vinto.

Ma che la signora che sta ordinando melanzane e cicoria confermi che Sanremo non è andato tanto bene perchè la serie Dr. House, proposta da un canale del più importante consorzio commerciale ha mantenuto la quota del 15% sul totale degli ascolti stimati, è segno che qui in Italia stiamo considerando normale e abbiamo metabolizzato cose che normali non sono.

Il grande equivoco delle stime d'ascolto

Dove sta scritto che la Televisione pubblica debba fare concorrenza alle emittenti commerciali con le armi delle emittenti commerciali?. Sia ben chiaro, non siamo quelli che si stracciano le vesti per il cachet della presentatrice. Se un'azienda paga tanto una collaborazione è segno che la stessa collaborazione fa portare a casa quel tanto, moltiplicato alcune volte.

Se ne può fare una questione di opportunità, di politica, di segnale simbolico da dare al pubblico, ma allora sarebbe il caso di non avere l'ossessione delle stime d'ascolto e delle rilevazioni della società Auditel. C'è un detto aziendale inglese che dice If you pay peanuts you'll get monkeys, ed è abbastanza eloquente.

Anche perchè la televisione pubblica dovrebbe avere altri obiettivi (mission) oltre alla pura e semplice massimizzazione del profitto. Un'emittente commerciale non ha obiettivi di contenuto, se non funzionali a alzare gli incassi.

Quindi la Rai boicotta la partecipazione Italiana al Gran Premio Eurovisione della canzone per motivi di scarso ascolto, ha negli anni scorsi assunto al Festival attori hollywoodiani dall'inutile peso scenico per tentare di creare il caso e alzare gli ascolti, ha relegato in secondo piano la competizione canora tagliando ossessivamente il numero delle canzoni finaliste sulla base dell'assunto rilevato dal già direttore di rete Cappon nel 2001 secondo cui durante le canzoni la 'gente' cambia canale.

La televisione commerciale

Chi ha lavorato in un'azienda sa che la concorrenza c'è, ma si deve nominare il meno possibile. Nessuna polemica e nessuna sinergia, la maniera migliore per farsi concorrenza in pubblico è normalmente ignorarsi. Faccio un esempio: Il Corriere della Sera non parla di Repubblica e viceversa (al massimo, e salvo non sia successo qualcosa di specifico, ci si rifugia nellaa locuzioni un quotidiano della capitale).

Al festival di Sanremo, da un po' di anni, la regola pare essere il contrario: si prende in prestito la valletta (e anche il valletto Chiambretti, a dire il vero, ma lo si manda in onda dall'una alle tre) dalle reti concorrenti e si legittima continuamente la programmazione del più grande consorzio commerciale citandone trasmissioni e proytagonisti. Si racconta che Mariangela è nota al pubblico come cantante di una sigletta di Striscia ballata dalle "veline", si racconta che i Pquadro hanno preso parte al concorso-varietà Amici, addirittura si mette in gara un brano che ha lo stesso titolo di una trasmissione condotta da Paolo Bonolis sulle reti di Cologno Monzese (Il senso della vita) e che ne diventerà la sigla. Lo stesso Bonolis aveva utilizzato gli schermi del Festival 2005 per promuovere proprio il suo nuovo formato con filmati suggestivi che rappresentarono una interessante novità. Poi mise tutto in valigia e portò tutto di là.

Una gara di canzoni, non un ascoltificio

E allora ben venga Pippo Baudo che -con i suoi mille difetti e limiti, spesso anagrafici- ha organizzato una gara di canzoni che è anche uno spettacolo televisivo, e non uno spettacolo televisivo che incidentalmente è una gara di canzoni. Il direttore di Raiuno Del Noce ci assicura che è l'ultima volta che presenta il Festival. Noi non ci siamo mai strappati le vesti per lui, ma è di pessimo gusto questa non conferma dopo una sola sera.

Quanto alle stime d'ascolto del consorzio Auditel, la prima serata di Sanremo 2000, con lo spettacolo stringato quanto più possibile, Fabio Fazio che presentava con Pavarotti e la sobria Inés Sastre, e con in gara i Subsonica, Carmen COnsoli, Max Gazzè, Samuele Bersani, Gianni Morandi e la piccola orchestra Avion Travel che vinse il festival è accreditata di essere stata vista da 17.500.000 spettatori.

C'erano Bono e Jovanotti che lanciavano la campagna Cancella il debito, c'erano Goran Bregovic e Noa tra gli ospiti. Alta qualità e nessun attore di Hollywood.

A dimostrazione che più il Festival di Sanremo ci raffigura i tempi, più le canzoni piacciono, più il pubblico lo guarda. A fingere di essere nei placidi anni Ottanta o nei sempiterno Novanta, qualcuno se ne accorge, cambia canale o spegne addirittura la televisione.

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Le canzoni di Sanremo

Albo d'Oro

Helsinki 2007: Fuori dall'Europa

l'Italia resta per il decimo anno resta fuori dall'Eurofestival, il Sanremo continentale che coinvolge 50 nazioni e ha 180 milioni di telespettatori. La Rai ha deciso così: l'Europa può aspettare.

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Imprecisi e canzoni Tv

Tv e memoria sono un ossimoro, ma il popolare magazine televisivo ha costruito la propria autorevolezza proprio sulla precisione dei racconti.

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L'ipocrisia dell'inedito

Il brano dei Grandi Animali Marini circolerebbe su Internet. E pure quello di Johnny Dorelli. Ma il regolamento è chiaro: dopo 24 ore dalla prima prova generale, scatta la sanatoria

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Fatece largo che passamo noi

Un partecipante su tre proviene da Roma. L'Italia delle cento città è sempre più centrocentrica

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Tre pesi e tre misure

30% televoto, 20% giuria di esperti e 50% all'amata giuria demoscopica, e al suo prevedibile campione, al solo scopo di impedire sorprese.

leggi... Complesso, lacunoso, misterioso. Classifiche segrete, colpi al cerchio e alla botte

Ossessione Eurofestival

L'Italia si guarda l'ombelico, l'Europa corre veloce. E la Tv di stato perde l'ennesima occasione.

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70enni e figli di

Lo specchio di un'Italia che non riesce a rinnovarsi. Con qualche foglia di fico per fare contenti i soliti criticoni. Qualcosa migliora, purtroppo troppo poco.

leggi... E poi dicono che Sanremo non ci racconta più il paese di oggi

Gentile concessione

Michelle Hunziker come Lorella Cuccarini, prestata dalla concorrenza. Ma non è la prima volta.

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Il mondo parallelo di Pippo Baudo

Un regolamento confuso, un cast attempato, uno spettacolo elefantiaco

leggi... Non tutto ci piace nel dodicesimo Festival di Mister Pippo

Un nome, una garanzia

Abolite le categorie, nuovo prestigio alla gara dei giovani, il Festival di Baudo torna familiare

leggi... Lo stile Baudo, e il ritorno del Festival che conosciamo

Niente assoluzione per i Peccati di gola

Patrizio Baù ha 35 anni, è costretto a fare il giovane e a prendere le tirate d'orecchio della curia rivierasca

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Le larghe intese di sua Pippità

La montagna dell'attesa partorisce il topolino

leggi... Cosa scrivono i giornali lunedì 27

Il re non si scompone

La curiosità non aiuta Pippo. Erano previste stime d'ascolto col botto. Ma nel 2000 il Sanremo di Fazio fece quasi 5 milioni in più.

leggi... I dati d’ascolto della prima serata

Diciassette canzoni e i videoclip

I primi tre giovani vanno a casa: aprono i superfavoriti Maffucci e De Gasperi

leggi... La scaletta della prima serata

Concittadini importanti

Il Festival visto a Pescara dura lo spazio dell'esibizione di Mazzocchetti. Il resto passa in secondo piano

leggi... Ritorna il gruppo d'ascolto medio Adriatico

Niente calo fisiologico

Era già tutto previsto: Baudo chiamato alla sfida di sera 2

leggi... I dati d'ascolto della seconda serata

L'altra metà del Festival

Altri tre giovani salutano

leggi... La scaletta della seconda serata

Il bel gioco basterà?

La seconda serata del Festival vista nel Medio Adriatico

leggi... Dopo i mondiali, Pescara punta al podio: ma c'è chi chi col minimo sforzo rischia di portare a casa il risultato

Cara Michelle

Chi condanna, chi difende il compenso (lordo?) della Hunziker.

leggi... Cosa scrivono i giornali giovedì 1

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Democrazia limitata e a pagamento

Parte con la serata degli abbinamenti il televoto, il cui peso si è ridotto. Era l'unica giuria nel 2004, oggi conta solo il 30%

leggi... Il regolamento e i numeri del televoto

Cambio di programma

La serata degli abbinamenti si sposta al giovedì. E' la notte più dura per gli ascolti Tv.

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Chi aiuta chi

Supporti prestigiosi e variazioni sul tema

leggi... La scaletta della terza serata

Il nipote del Santo

Ieri sul Medio Adriatico serata di riposo, lontane le tensioni, lontane le attese di una vigilia che si preannuncia oltremodo lunga.

leggi... La lunga vigilia di Pescara e le prodezze argomentative del giurato Sergio Assisi

Fiducia al governo Baudo

Torna Bonolis? Resta Baudo? E intanto le canzoni tornano a parlarci dell'Italia

leggi... Cosa scrivono i giornali venerdì 2

I superospiti fanno primavera?

Grandi nomi per dare ossigeno alla finale dei giovani.

leggi... I dati d’ascolto della quarta serata

Torna la finale dei giovani

Dopo l'abolizione decretata da Tony Renis e la perdita d'interesse negli anni di Mazzi, la categoria Giovani torna a avere una serata dedicata, come già fino al 2003

leggi... La scaletta della quarta serata

La festa mesta di Montesilvano

Il commiato festoso e amaro del gruppo d'ascolto Medio Adriatico

leggi... Chi consegnerà le chiavi della città a Piero Mazzocchetti?

Chi entra in conclave papa

Tutti dicevano Zero Assoluto, ma non è la prima volta

leggi... Un'altra clamorosa sconfitta per chi era in testa a tutti i pronostici della vigilia

L'argento di Al Bano figlio della Tv

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Il padre nobile

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Essi vivono

Quando i numeri ci dicono che lo spettatore medio di Sanremo ha più di 50 anni e vive in Puglia nessuno si sorprenda se Al Bano è secondo e Mazzocchetti è terzo

leggi... L'Italia profonda premia sempre Al Bano

Il giorno più lungo

La lunga vigilia del gruppo d'ascolto Medio Adriatico

leggi... Piero Mazzocchetti in attesa del biglietto d'ingresso per la Storia

Venti canzoni, come una volta

Dopo la cura dimagrante di Mazzi il sabato sera torna un'orgia di canzoni.

leggi... I dati d'ascolto della serata finale

La signora finale

Venti canzoni per un sabato sera all'insegna dell'adrenalina .

leggi... La scaletta della quinta serata

Osa, cita, farà un'ottima figura, e potrebbe lasciare al palo padri e figli altrui. E hai visto mai che dopo la colomba e il piccione, a Sanremo non voli il cuculo.

Il Maestro e Margherita


A pensarci è surreale: Al Bano canta una preghiera scritta da Renato Zero, e si rivolge a Dio per vincere.

Il telepredicatore


Terza scelta per i maligni, sconosciuto per tutti gli altri. Tenore pop di buon esito in Germania Come Fabio Grosso.

La valigia di cartone


Latitanza e figliolanza ne hanno segnato l'assenza. Basta con il premio della critica, è tempo di sorridere.

Salirò II - la vendetta


Per averlo Baudo ha insistito, e lui quasi si scusa. E un cinquantenne Pino Mango torna al Festival a ricantare la stessa canzone.

Il monotematico


Musica - la scheda

6.  Musica

L'uomo che avrà sempre meno di trent'anni, costretto in eterno a passare per giovane.

Non si cresce mai


Dalle assi del teatro a quelle dell'Ariston, per il nuovo corso ispirato alla tradizione popolare e alla scomparsa Gabriella Ferri

Solo gli stupidi non cambiano mai


O hai sessant'anni o sei figlio di qualcuno. Loro sono entrambe le cose. Il figlio di Pooh è favoritissimo

Accompagnato dal genitore


Amatissimi, raccomandatissimi, favoritissimi, vincitori morali del 2006, De Gasperi e Maffucci hanno mezzo Festival in tasca.

Nel nome del padre


Drammatica, sofisticata, contemplativa, materna e sempre più paffutella

Il ritorno di Orietta Brecht


In assenza di Nicky Niccolai, la sua nicchia ecologica va riempita in qualche modo

La sofisticata cantante jazz


I popolari cantanti catanesi non si fanno scappare l'occasione di lanciare una canzone inedita.

The Fratellis


Guardami - la scheda

(f) Guardami

Nessuno se li aspetta, ma possono fare bene. Centonovantanove anni, diviso quattro.

Gli outsider


Inedito di Rino Gaetano, 26 anni dopo. Dicono i maligni che se era rimasta in un cassetto un motivo c’era.

Il tormentone


Nel 1969 una sedicenne livornese con un vocione venne subito chiamata "Il Pulcino"

Il buon brodo del Gabbro


49 anni dopo il debutto, è il più anziano cantante in concorso. Ha per autori due monumenti

Classe di ferro 1936


E se i ventenni degli anni settanta si ritrovassero senza lavoro veramente?

Prepensionamento


In sette anni ha fatto poco. Ma se ti chiami così, sei sempre la benvenuta.

La parente


Nel mondo parallelo di Sanremo, Giorgio Faletti diventa a tutti gli effetti Bertold Brecht

La quindicesima volta


Sono l'unico gruppo giovane tra i Campioni, anche se gli anni sono trenta e passa. Nel mondo parallelo del Festival c'è bisogno di una foglia di fico.

La briciola di realtà




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