6 marzo 2006 - Anche il Festival di Sanremo 2006 sarà testimone di questa fine di stagione, quando faceva ancora freddo e la primavera si faceva aspettare più del solito.

Come sincronizzare il Festival di Sanremo sul XXI secolo

La grande occasione.

Dalle classifiche misteriose agli ospiti, dallo straordinario exploit di Riccardo Maffoni alla gara dei giovani in onda dopo mezzanotte. Fino all'autarchia culturale chiamata Italianità. E' tempo di cambiare. Sanremo può tornare a raccontarci l'Italia del nuovo millennio, l'Italia internazionale e europea, invece di mostrarci il solito ritratto di Dorian Gray dipinto a metà anni ottanta

La vittoria di Anna Tatangelo [essere una Nonna, 19 anni antichissimi nel nuovo look per emozionare il pubblico di lingua spagnola e cinese] avrebbe dato alla dimensione artistica del Festival una botta pazzesca, e questo nonostante la griffe del "grandissomo Mogol". Una vittoria assoluta dei Nomadi avrebbe magari raccontato di un'Italia pronta a emozionarsi per un piccolo refolo di aria nuova, per premiare i soli seppur accennati riferimenti all'attualità ma soprattutto perchè quando sul palco sale una band VERA, la differenza si sente.

La svolta della gara La svolta della gara si ha quando tra i giovani passa Maffoni, un rocker che può intercettare qualche voto dei Nomadi, e resta al palo Cristicchi, un innocuo simpaticone che però piace molto ai ragazzini e e si sa, i ragazzini sono potentissimi, e i voti di Cristicchi si dirottano su Povia. Perdono un po' loro, guadagna un po' lui, è Povia che si aggiudica la gara che la sera prima i Nomadi sembravano dominare.

E quindi alla fine Povia macina e rimonta uno svantaggio che sembrava incolmabile. Quando i voti sono azzerati, l'ordine d'uscita aiuta il lavoro dei palchisti. I Nomadi con tutti i loro strumenti escono per ultimi. Povia è sorteggiato primo. Non c'è più storia.

Continua il mistero delle classifiche

La classifica Dov'è finita la canzone seconda classificata? Dov'è finita la terza classificata? Dove sono i risultati del televoto comparati a quelli della giuria demoscopica serata per serata? Nel sito ufficiale dell'NBA ci sono i filmati delle schiacciate e una sezione di documentazione con le statistiche. Sanremo torna alle voci di corridoio, ai fax fotocopiati che girano in sala stampa. Quarto è Riccardo Maffoni, non ci piove. Fonti diverse hanno accreditato i Nomadi e Anna Tatangelo del secondo posto, fino alla dichiarazione del Capostruttura Rai che ha parlato di vittoria sul filo di lana di Povia sui Nomadi, per meno di due punti(percentuali, probabilmente). Con un po' di suspence in più, si poteva leggere in ordine il terzo classificato, poi il secondo, e infine sarebbero rimasti Povia e Maffoni, nel batticuore e nell'attesa generale del pubblico, che avrebbe tollerato (abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno) anche un minispot costosissimo. Comunque, per la statistica, secondi i Nomadi, terza Anna Tatangelo, quarto Riccardo Maffoni.

Si dovrebbe comunque annunciare i vincitori dicendo: Vince il 56° Festival della Canzone Italiana "Vorrei avere il Becco" di Giuseppe Povia, cantata da Povia. Non "Vince Povia". Torniamo alle vecchie liturgie.

Maffoni: sorpresa a metà La canzone di riccardo Maffoni aveva suscitato ben poca curiosità tra i navigatori di internet. Basti pensare che per ogni visita alla pagina dedicata a Maffoni, c'erano tre visite per Cristicchi e una per L'Aura. Il più visitato tra i giovani, a Sorpresa, Antonello (sic). Maffoni era penultimo, più interessante solo di Tiziano Orecchio e di Andrea Ori.

Ma quando ci capita nelle mani il CD, scopriamo che la traccia numero uno è proprio quella di Maffoni. E che la traccia numero uno dei gruppi è proprio quella dei Nomadi. Nel 1982 Riccardo Fogli era la prima traccia del vinile, nel 1982 lo era Alice, nel 2005 Francesco Renga e Laura Bono. Questi discografici ne sanno sempre una più del diavolo. Il babbo di Maffoni comunque deve avere un laboratorio di pasticceria dove venerdì e sabato ottanta bengalesi hanno scartato schede Wind (sponsor ufficiale del Festival, ti da' un numero con soli 5 euro, tutti di traffico), avviato nuove utenze e votato Riccardo. Se no non si spiega.

Piccioni e Baccini

Vediamo di ricapitolare. Gli ultimi due Festival, di cui il direttore artistico musicale è sempre Gianmarco Mazzi, vedono il lancio, il successo e la vittoria di Giuseppe Povia, cui il non essere inedito del pezzo impedì la partecipazione dei Bambini fanno Oh nel 2005, e che è tornato quest'anno a riprendersi quanto dovuto.

Mazzi era il manager di Baccini. Povia ha cantato in duetto con Baccini. Povia è prodotto dalla stessa etichetta, la Target Music, che produce Baccini. A parte che il sillogismo è incompleto (un possibile movente non significa un delitto), nessuno lo fa notare, e la liason non fa scandalo. Non l'ha fatto quando la compagna del direttore artistico dei Festival produceva i Jalisse e i Jalisse vinsero, non lo fa se vince Povia perchè i bambini e il piccione hanno comunque bucato il video come a Sanremo non succedeva da tempo.

Cosa cambiare

Gli ospiti Con quello che hai dato a Travolta o a Orlando Bloom, Hilary Duff, Jessy McCartney e Gavin DeGraw, con quello che hai dato alla Stone o a Will Smith o a Dustin Hoffman in questi anni ci fai arrivare i Rolling Stones, al Festival di Sanremo. I Radiohead. Ci riporti Madonna, che all'età di Ivana Spagna ha fatto un disco prepotentissimo. Altri nomi: Blur, dEUS, quest'anno il fenomeno Arctic Monkeys come l'anno scorso potevano starci i Franz Ferdinand. NEllo stesso spirito con cui al Festival, nel 1988, gli ospiti erano Paul McCartney e George Harrison, nel 1984 i Queen, nel 1981 i Dire Straits, nel 1996 Bruce Springsteen.

Le giurie E' troppo complesso mettere dieci persone qualificate in una stanza, chiuderli a chiave alle nove, farli litigare e farli uscire con tre buste con il primo, il secondo e il terzo classificato, i vincitori del Festival? Magari si organizzi la gara dei giovani a colpi di Televoto. Le giurie demoscopiche hanno il difetto che, selezionando un campione con gli stessi criteri, sera per sera i risultati tenderanno all'omogeneità. Riprova ne è il fatto che, nei Festival fondati sulla sola giuria demoscopica, la gara procede piatta come un GP di Formula 1.

La gara dei giovani Nel 1987 e nel 1988 le serate eliminatorie lasciarono spazio ai giovani dopo mezzanotte. Adriano Aragozzini, nel 1989, li promosse in prime time. Che senso ha, obiettò, invitare cantanti sconosciuti e farli esibire davanti a pochissima gente? Dal 2005 i giovani sono tornati a esibirsi in orario Dopofestival. Speriamo solo che non ritornino quelle crudeli preselezioni di novembre dal titolo Sanremo Giovani o Destinazione Sanremo, che frenarono o impeditono l'arrivo al Festival dei Britti, dei Gazzè, dei Bluvertigo, di Carlo Fava per promuovere le Minetti, le epigoni di Laura Pausini, i Jalisse, le Daniela Pedali (che eliminava Maffoni e Cristicchi).

La formula Cambierà tutto, sempre per rassicurare. Deve essere impresa durissima presentare Sanremo, ma Giorgio Panariello manca l'occasione di rinnovarsi e presentarsi efficacemente come il Corrado del 2000. Cambierà anche la direzione artistica? Quale dei ruoli prenderà su di sè Pippo Baudo? Uno, due o entrambi? Chi sceglierà i pezzi? Ascolteremo un pappone di melodie e archi come nelle ultime edizoni o torneremo a sentire canzoni dove finalmente ritorna un sano giro di basso? Torneremo a sentire "Perchè Sanremo è Sanremo", tornerà il Dopofestival, spariranno magari le categorie dei big e le eliminazioni, tornerà il maestro Pippo Caruso, l'orchestra tornerà a incorniciare i cantanti sul palco.

Eppure se un segnale di cambiamento si volesse dare, basterebbe fare uno spettacolo del 2007 per il pubblico del 2007. Da almeno vent'anni l'immaginario collettivo è congelato, fermo in un paese a prima vista immutabile. E Sanremo è Sempre Sanremo. con i giovani sgrausi, i big attempati, le Monia Russo e i Virginio.

Se invece di ripulirlo e di andare verso il modello globalizzato, si chiami Festival di Viña del Mar, si concretizzasse qualcosa di nuovamente italiano, che ci mostri l'altra faccia di una nazione di cantautori, non solo di Anne Tatangelo, ci perdoni la ragazza se la assumiano ormai a paradigma negativo.

I giovani degli anni sessanta vennero accontentati: le Nille Pizze lasciarono Sanremo e una nuova generazione potè vedere se stessa nello specchio del Festival. Dal 1984, da quando Pippo Baudo presentò il primo festival del Playback e del Totip (Playback e Totip), la stessa generazione di uomini col borsello e di donne con il grembiule, ormai nonni, continua a rivedere in Sanremo lo stesso focolare immutabile da almeno vent'anni, quando fuori c'è ormai un'Italia diversa dal Festival. Un'Italia di cantine, di computer, di tentativi, di idee. Generazioni che creano e sperimentano. Copiano e remixano. In italiano e in inglese, perchè l'Italia è parte del mondo e l'inglese è lingua del mondo. Questo appiattimento sull'aggettivo Italiana invece che sul sostantivo Canzone è anacronistico. Il festival visse i suoi anni migliori quando potè permettersi Louis Armstrong, Ray Charles, Stevie Wonder, Miriam Makeba.

L'italianità Ci siamo imparati questa nuova parole, Italianità. Per il requisito dell'Italianità, basta uno solo degli autori. Poi, che i performer siano pure stranieri. Qualche anno fa fecero un casino per uno strumentista di Peppino di Capri, ,ma il coro dei pastori albanesi della Oxa, Elsa Lila e il bassista degli Ameba 4 sono albanesi e nessuno dice niente. Sanremo ragiona ancora in termini imperiali. Il dialetto no, non è ammesso se non di sfuggita. Il regolamento è ferreo. Poi sul palco ognuno fa un po' come gli pare. Ma in un mondo dove nell'Inter non c'è un'italiano in campo, proprio un concorso di Canzoni, che alla fine ha velleità di essere arte e l'arte è senza frontiere, ti diventa l'ultima frontiera del pensiero autarchico.

Lo Zecchino d'oro si internazionalizzò nel Marzo 1976, per dire.

Ci sono anche giovani gruppi italianissimi che cantano in Inglese. C'è una band di Bologna che si chiama Forty Winks e che tiene concerti in Giappone, per dire. Al Fuji music Festival di Tokio c'era la Banda Bassotti. La foto di gruppo all'Italia del 2006 deve comprendere anche queste cose, non solo le rassicuranti belle ragazze, fiori, canzoni e alta moda (e le belle macchine no?).

Ogni artista, ogni gruppo, ogni proposta artistica deve potere sfruttare l'occasione del Festival non solo una canzone, ma il suo intero progetto. Abbinare alla gara all'ariston una gara dal vivo, gratuita, che riempia le strade della città e magari, nell'era delle cinque serate sia trasmessa su un altro canale, destinata a un altro pubblico. E ravvivare le platee televisive saltando da un palco all'altro. Lo si fece nel 1981, nel 1982, nel 1987 e nel 1988.

Chi sono i Louis Armstrong, Ray Charles, Stevie Wonder, Miriam Makeba oggi? Non i Louis Miguel, attenzione. Con quel pacco di euro che il festival ti, non dico che metti i gara i Radiohead con una composizione ispirata al purgatorio di Dante che finisce sulle antologie e nelle suonerie dei pischelli, ma insomma quasi.

Sarebbe il segnale che qualcosa cambia. Un segnale forte, in fondo al prezzo di qualche canzone. Chissà che il Festival non torni a darci la panoramica del paese che c'è, e non del presepotto anni cinquanta che è andato in scena quest'anno. Per quanto, di cose come il piccione, non ci libereremo a lungo.

Fissazione degli autori: l'Eurofestival

L'Eurovision song contest, detto in Italia Eurofestival, è il Festival di Sanremo su scala europea. Poco popolare in Italia, è invece l'equivalente del Festival in numerosi paesi d'Europa. In genere gli altri europei ne parlano come noi in Italia parliamo del Festival. Un bacino d'utenza di decine di milioni di europei.

E l'Italia, negli ultimi tredici anni, ha partecipato una sola volta (mandando i Jalisse a raschiare il barile della vittoria Sanremese). La Rai, che dovrebbe curare la partecipazione Italiana, non iscrive nessun pazzo da anni per due motivi: (a) Se per caso una canzone Italiana vince, tocca organizzare l'Eurofestival dell'anno dopo in Italia (Nel 1965 si tenne a Napoli, nel 1991 a Cinecittà), costa tantissimo e non si guadagna nulla. (b) Se una canzone del tuo paese partecipa, ti tocca trasmettere l'Eurofestival in diretta, e non se lo fila nessuno.

Eppure, un Eurofestival con il commento di una Gialappa's sarebbe uno spettacolo a costo zero e di potenziale buon esito, la qualificazione in Europa del vincitore di Sanremo aumenterebbe il prestigio della ompetizione, si cementerebbe un sentimento di Europeità e, dulcis in fundo, vincesse l'Italia avremmo lo scenario di Sanremo da cui trasmettere l'edizione successiva, con la sua carovana internazionale per un meraviglioso "bis" e conseguente spot transcontinentale della Città del Festival. Insomma perchè no?

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